Neuroproloterapia

CHE COS’È LA NEUROPROLOTERAPIA

La proloterapia prende il nome dall’inglese “Proliferative Therapy”, ovvero terapia proliferativa. È una metodica utilizzata per trattare le affezioni dolorose dell’apparato muscolo-scheletrico, senza farmaci né chirurgia. La tecnica stimola la proliferazione di nuovi tessuti, per rigenerare quelli danneggiati esistenti.

La neuroproloterapia (NPT) deriva dalla proloterapia classica, e si occupa della parte “neurologica” della proliferazione-rigenerazione.

IL SISTEMA NERVOSO

Per capire il funzionamento della NPT è utile una panoramica sul sistema nervoso. Semplificando molto, il sistema nervoso si compone di una parte centrale (cervello, cervelletto e midollo spinale) e una periferica: l’insieme di tutti i nervi, che come fili elettrici, connettono praticamente tutte le parti del corpo con il sistema nervoso centrale.

Tra le informazioni che il sistema nervoso periferico invia al centro, ci sono anche quelle sullo stato del nostro apparato locomotore. Il sistema nervoso centrale sa in ogni istante come sono posizionati i nostri arti, che forza deve esercitare ogni singolo muscolo, in che stato sono le nostre articolazioni, tendini, legamenti, ecc.

Esiste una componente del sistema nervoso periferico che utilizza peptidi (piccole molecole proteiche) come “messaggeri”, ovvero per trasmettere le proprie informazioni ed attivare altri sistemi. Questo sistema è stato chiamato sistema sensoriale peptidergico, abbreviato in SSP. Il SSP raggiunge tutti gli organi e sistemi; anche i nervi sono innervati da fibre peptidergiche.

COME AGISCE IL SISTEMA SENSORIALE PEPTIDERGICO

Quando tutto funziona bene, il sistema “registra” le informazioni provenienti dall’apparato locomotore; in parte le invia al centro dove vengono elaborate, in parte esse attivano risposte riflesse senza passare per il centro. In una situazione di normalità, di benessere, il SSP registra le informazioni e i segnali relativi alle strutture muscolari, tendinee, legamentose ed articolari, e controlla il loro regolare ricambio e rigenerazione.

IN CASO DI DANNO/TRAUMA

Quando qualche struttura dell’apparato locomotore viene danneggiata, il SSP modifica il proprio funzionamento. La causa del danno può essere un evento traumatico acuto, come una botta o una distorsione, oppure un danno cronico da superlavoro, un danno alla cartilagine dovuto ad un problema metabolico, per cui la cartilagine non si rinnova e continua a consumarsi, o qualsiasi altra situazione patologica.

A questo punto il SSP registra il “problema”. I segnali inviati al centro diventano sgradevoli, in genere dolorosi. Il dolore è un meccanismo di protezione, che riduce l’utilizzo della parte dolente nel tentativo di limitarne i danni. Il danno provoca spesso infiammazione, che viene potenziata dai segnali che il SSP invia in risposta al danno registrato.

L’infiammazione acuta, anche se spesso siamo abituati a considerarla un evento negativo, è il modo in cui il nostro organismo rigenera le strutture danneggiate. Infatti essa provoca la distruzione delle strutture infiammate, e la loro successiva sostituzione-rigenerazione. Senza la fase di distruzione non ci può essere rigenerazione, ma la rigenerazione non può aver luogo fintanto che si è in fase di distruzione.

Il problema nasce quando l’infiammazione acuta non si risolve, e diventa cronica. In questo caso il sistema si “inceppa” e continua a mandare segnali infiammatori, senza mai iniziare la fase rigenerativa. Oppure la rigenerazione avviene, ma la componente infiammatoria “distruttiva” è tale da generare un bilancio negativo.

COME AGISCE LA NEUROPROLOTERAPIA

La NPT agisce non direttamente sulle strutture danneggiate e infiammate, ma sui nervi che controllano queste strutture. Grazie ad alcune scoperte che risalgono al secolo scorso (ma forse anche a molto tempo prima – si pensi ad esempio alle mappe dei punti dell’agopuntura) si possono individuare dei nervi superficiali, che scorrono sotto la pelle o poco più in profondità, collegati con le strutture profonde.

La NPT agisce sui nervi superficiali provocando delle risposte nelle strutture profonde ad essi collegate. Agisce in particolare su alcuni precisi punti e terminazioni nervose. L’individuazione di questi punti è la sfida della NPT. Ci sono infatti dei percorsi “generali” seguiti da questi nervi, ma i percorsi precisi e i punti specifici lungo questi percorsi sono diversi da soggetto a soggetto, e a volte anche nello stesso soggetto possono variare durante l’evoluzione del trattamento.

È stato osservato che il glucosio, sostanza naturale presente nel nostro organismo, ha la capacità di normalizzare alcuni recettori presenti sui nervi e concentrati in particolari punti, sopratutto quando il nervo è “infiammato”. I recettori dei nervi che controllano una struttura infiammata funzionano in modo anomalo, o meglio, in modo “infiammatorio”, come sono programmati a fare in quelle condizioni. Sotto l’azione del glucosio la loro funzione viene normalizzata. Si interrompe quindi l’invio di segnali pro-infiammatori e dolorifici, e  ritornano i segnali di rinnovamento-rigenerazione tissutale.
In sintesi, la NPT agisce in modo antinfiammatorio e rigenerativo “resettando” una componente del SSP.

COME AVVIENE IL TRATTAMENTO

Il terapeuta inietta delle piccole quantità di una soluzione acquosa di glucosio sterile al 5%, attraverso aghi molto corti e sottili, nei punti preventivamente individuati. L’azione è molto rapida: se i punti trattati sono stati ben individuati, nel giro di pochi minuti il soggetto trattato percepisce un cambiamento della situazione locale.

Quasi sempre il dolore si riduce, talvolta fino a scomparire del tutto, e la mobilità migliora. Nella maggior parte dei casi il paziente sperimenta una situazione di articolazione più libera e movimento più fluido. Nelle prime ore dopo il trattamento si può avere un effetto “anestetico”, ovvero si può perdere la corrispondenza tra il danno che ha colpito la struttura e il dolore che ne deriva. Per questo motivo è importante evitare di sottoporre la zona trattata a sforzi intensi: si rischierebbe di aggravare il danno. Questo effetto dura però solo qualche ora, e già il giorno successivo si può utilizzare la parte trattata nel modo abituale.

L’effetto dura da alcune ore ad alcuni giorni, dopo di che i sintomi tendono a ricomparire, ma in misura attenuata. Il trattamento va quindi ripetuto, finché il dolore scompare del tutto oppure, nei casi che rispondono solo in modo parziale e/o che non sono passibili di guarigione (ad esempio ernie del disco conclamate o tendini completamente rotti), si raggiunge una condizione di stabile riduzione della sintomatologia.

Nella maggior parte dei casi sono necessari dai 5 agli 8 trattamenti. La frequenza dei trattamenti varia a seconda della condizione. Nelle situazioni acute sono indicati trattamenti più frequenti, per brevi periodi, eventualmente seguiti da trattamenti meno frequenti se la situazione acuta si è sviluppata su una preesistente situazione cronica. Nei casi cronici il trattamento ha una frequenza variabile da una volta alla settimana a una volta al mese. Il protocollo migliore viene comunque stabilito dal medico, anche in relazione alla risposta al trattamento stesso.

LA NPT FUNZIONA IN TUTTI I SOGGETTI?

No. Si e’ osservato che circa il 15% dei soggetti non rispondono in modo adeguato. Non è noto ad oggi se questo sia dovuto alla difficoltà di individuare i punti da trattare piuttosto che da una vera e propria “resistenza” al trattamento. In genere se dopo tre trattamenti non si nota nessun miglioramento, o comunque nessun significativo cambiamento nella sintomatologia e nella mobilità, si sconsiglia di proseguire.

In alcuni soggetti, in genere portatori di condizioni croniche complesse, dopo i primi 1-2 trattamenti il dolore sembra peggiorare, o comunque cambiare di sede, intensità e modalità di presentarsi. Questi sintomi non sono necessariamente segnali di fallimento del trattamento, e spesso con il proseguo delle sedute si ottiene l’effetto desiderato.

I RISULTATI SONO PERMANENTI?

Nell’85% dei soggetti, ovvero quelli che rispondono favorevolmente, le strutture trattate vengono disinfiammate e i processi rigenerativi avviati. Quanto la rigenerazione potrà fare per riportare la struttura trattata ad una condizione di normalità dipende sostanzialmente da tre fattori:

  1. quali danni erano presenti prima del trattamento
  2. quanto tempo viene concesso al processo rigenerativo
  3. cosa e come ha causato il danno

In presenza di danni “irreparabili”, come tendini o legamenti completamente rotti o cartilagini completamente erose, ernie discali espulse, ecc. il ritorno ad una situazione anatomica normale è molto poco probabile. Quindi se i danni sono irreparabili la NPT potrà portare ad una riduzione della componente infiammatoria con beneficio sintomatico, ma non ricostruire ciò che non è ricostruibile. In caso di situazioni di infiammazione con danni modesti, si può osservare una normalizzazione della situazione, scomparsa dello stato infiammatorio e recupero del trofismo dei tessuti.

Per quanto riguarda i tempi, la rigenerazione richiede mesi, a volte anni, per completarsi. Il dolore spesso si riduce fino a scomparire in qualche settimana, ma la struttura rimane in fase di recupero per mesi o anni.

Determinate attività, ad esempio lavorative o sportive, che hanno logorato e consumato le strutture danneggiandole, con dolore e infiammazione, sono evidentemente in grado di riprodurre lo stesso danno anche se la struttura è stata disinfiammata e rigenerata. Quindi l’effetto della NPT può essere permanente, se non si ricreano le condizioni per danneggiare nuovamente le strutture rigenerate.