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I bambini e la montagna

bambini in montagna

Possiamo portare i bambini in montagna? Ci sono rischi per la loro salute? Ecco alcuni consigli per le vacanze dei piccoli ad alta quota.

Possiamo grossolanamente suddividere l’altitudine in intermedia, elevata, molto elevata. I possibili problemi per la salute dei piccoli sono maggiori alle altitudini più elevate.

L’ALTITUDINE INTERMEDIA

L’altitudine intermedia va dai 1500 ai 2500 metri, e viene definita “zona indifferente”: qui non ci sono rischi o problemi particolari. Tuttavia esiste una minoranza di bambini (circa 7 su 100), predisposti ad avere qualche disturbo di adattamento quando si superano i 2000 metri, fino ai 2500. Tali disagi non sono pericolosi ma possono semplicemente risultare fastidiosi, e consistono in lievi disarmonie motorie, disturbi del sonno (specialmente insonnia), dell’appetito, sensazione di vago malessere, irrequietezza, cefalea. Tali sintomi sono simili a quelli del “mal d’aereo”, non sono pericolosi e di solito regrediscono rapidamente.

L’ALTITUDINE ELEVATA

Dai 2500 ai 3500 metri l’altitudine viene definita elevata, e man mano che aumenta cresce anche la probabilità che i piccoli soffrano di “mal di montagna”; tuttavia solo i soggetti affetti da anemia, ipertiroidismo, cardiopatie e patologie broncopolmonari in genere possono non tollerare queste altezze.

L’ALTITUDINE MOLTO ELEVATA

Le altitudini molto elevate, oltre i 3500 metri, sono tollerate senza problemi solo da chi pratica alpinismo o da chi è allenato, mentre circa il 40% di tutti gli altri svilupperà le malattie da altitudine, ovvero: il mal di montagna acuto (cefalea, nausea, vomito e vertigini, che insorgono in coloro che salgono rapidamente e senza pause oltre i 2500 metri), l’edema polmonare e l’edema cerebrale da alta quota, e infine la malattia cronica da altitudine per le popolazioni che vivono oltre i 2500 metri.

SINTOMI E ADATTAMENTO

I sintomi del mal di montagna si possono presentare quindi per altitudini superiori ai 2500 metri, compaiono da 4 a 12 ore dopo l’arrivo in quota, specie se si dorme a quelle altezze o se ci sono malattie intercorrenti in atto; per prevenire è necessario che la salita sia lenta e graduale, per dare tempo all’acclimatazione: viene in generale raccomandato un periodo di un giorno ogni 1.000 metri; sopra ai 2.500 metri il periodo di acclimatazione deve essere di un giorno ogni 300 metri di altezza. Non è necessario somministrare alcun farmaco per aiutare l’adattamento. Una volta comparsi i sintomi occorre fermarsi a quella altitudine ed eventualmente scendere un po’. Se si arriva in montagna subito dopo un lungo viaggio in aereo questo costituisce già di per sé un inizio di acclimatazione.

CONCLUDENDO:

  1. si può portare serenamente un bambino anche di pochi mesi sino a 1500-2000 metri di altitudine;
  2. se si deve arrivare oltre i 2000 metri è bene prevedere alcuni giorni di acclimatazione;
  3. tra i 2000 e i 2500 metri alcuni soggetti predisposti potrebbero sviluppare un mal di montagna lieve, specie in presenza di un’infezione respiratoria acuta anche leggera, e nei lattanti aumenta l’incidenza di SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante); occorre inoltre prudenza con i neonati, specie se pretermine;
  4. oltre i 2500 metri non è consigliare portare lattanti (sino ai 12 mesi compiuti) e bambini che hanno o hanno avuto malattie del sistema cardiocircolatorio o polmonari, oppure che presentino anemia, drepanocitosi o forme di ipertiroidismo.

Questi consigli vi aiuteranno a godervi serenamente una vacanza in montagna insieme ai vostri piccoli.

 

Dott.ssa Ombretta Bogliolo, pediatra

Dott.ssa Maria Grazia Minoia, pediatra