Quando si altera la funzionalità intestinale

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Quando si altera la funzionalità intestinale

intestino con batteri

La superficie dell’intestino è 100 volte superiore a quella della pelle e rappresenta quindi quella parte di noi che ha maggior contatto col mondo esterno. La flora che ci abita è composta da centinaia di migliaia di miliardi di cellule batteriche: circa 10 volte il numero totale delle cellule dell’intero organismo umano.
In condizioni normali, la flora batterica intestinale è composta da una grande quantità di microrganismi che vivono in equilibrio fra loro. Quando questo equilibrio si altera per varie cause, e alcuni microrganismi proliferano più di altri prendendo il sopravvento, si parla di disbiosi intestinale.

LE CAUSE DELLA DISBIOSI INTESTINALE

Le cause della disbiosi intestinale sono molteplici. Possono essere legate allo stile di vita ma anche all’ereditarietà. Ma gli insulti peggiori derivano dall’ambiente e dallo stress.

Per cercare di risalire alle cause e rimuoverle è necessaria perciò un’osservazione attenta dello stile di vita.

Stile alimentare adottato: assunzione eccessiva di zuccheri, carboidrati raffinati e proteine in quantità esagerata; utilizzo di alimenti non perfettamente conservati o contaminati da insetticidi, pesticidi, coloranti, additivi, metalli pesanti, cloro, capaci di determinare danni al DNA e al sistema immunitario.

Presenza di tossine esogene derivate da sostanze chimiche, come ad esempio polifosfati, formaldeide, o da metalli pesanti presenti nelle acque del rubinetto, nelle amalgame dentarie, nell’ambiente di lavoro, nell’abitazione (inquinamento indoor), ecc..

Alterazione del normale rapporto acido–alcalino intestinale (pH).

Uso eccessivo di farmaci come antibiotici, cortisonici, anti-infiammatori, anticoncezionali, lassativi, ansiolitici, antidepressivi, chemioterapici, ecc..

Presenza di tossine di natura virale come quelle prodotte da patologie come mononucleosi, citomegalovirus, rotavirus, tifo, paratifo, epatite. Anche durante una semplice influenza ci accorgiamo che le funzioni intestinali si modificano, faticano a normalizzarsi.

Presenza di focolai di infiammazioni come sinusiti, appendiciti, prostatiti, annessiti, granulomi, osteiti, celiachia, sensibilità al glutine non celiaca, ecc…

Presenza di funghi o parassiti: micosi intestinali, parassitosi intestinali (giardia, ossiuri, anisakis, ecc.).

Presenza di cause psicologiche: dallo stress (di ogni tipo: ogni situazione stressante influisce sulla motilità dell’intestino; l’insoddisfazione, la rabbia e la paura, un sistema percettivo sovraesposto, influiscono sul nostro intestino e consentono l’instaurarsi delle disbiosi), all’impossibilità di consumare dei pasti “tranquilli” a causa di fattori emozionali o troppa fretta.

Assenza di movimento: non s’intende per movimento il lavorare fisico che comporta stress, ma potrebbe essere sufficiente il semplice camminare all’aria aperta.

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

La dieta è il cardine della terapia per affrontare i problemi della funzionalità intestinale. Una dieta antinfiammatoria deve sostenere il sistema immunitario, liberare gli organi dalle tossine, preparare l’intestino alla ri-popolazione da parte dei batteri amici, pronti a combattere per la nostra salute. Ecco alcune indicazioni:

Scegliere soprattutto il pesce pescato (aringa fresca, salmone fresco, alici, sarde, cozze, calamari, polpi): le patologie infiammatorie si giovano dell’uso del pesce, che accelera i processi metabolici migliorando così l’eliminazione delle sostanze tossiche e riducendo i processi infiammatori per merito dei grassi omega 3 EPA e DHA. Questi pesci andrebbero cotti a vapore o con metodi di cottura che evitino di superare i 100 gradi: gli omega 3 sono molto delicati e la loro ossidazione (favorita dalle alte temperature) riduce le loro potenzialità terapeutiche.

Scegliere altri alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi della serie omega3 (riducono la sintesi di molecole infiammatorie e svolgono una potente attività antinfiammatoria): olio di lino (che deve essere usato solo a crudo), noci, mandorle, nocciole, rosmarino ed origano, semi di zucca, fagioli di soia.

Utilizzare lo zenzero, antinfiammatorio, in tutte le pietanze possibili.

Utilizzare la curcuma, potente antiossidante.

Ridurre l’utilizzo di alimenti ricchi di glutine (grano, orzo, avena, farro, kamut, seitan) per la presenza dei peptidi immunogenici della gliadina (contenenti glutammina) resistenti alla digestione enzimatica pancreatica e gastrica e filtranti la barriera intestinale; e preferire il moderato consumo di altri cereali e pseudo-cerali integrali (riso integrale, riso selvaggio, quinoa, miglio, amaranto, grano saraceno) per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi (omega 3).

Assumere giornalmente frutta, ma soprattutto verdure fresche e biologiche, alimenti ad alto contenuto di vitamine antiossidanti A, C, E (che contrastano l’attività dei radicali liberi, responsabili della produzione di molecole infiammatorie).
La vitamina A è contenuta in: prezzemolo, carote, peperoncino rosso, basilico, zucca gialla, radicchio verde, pomodori e pomodorini. La vitamina C in: peperoncini piccanti, ribes nero, ortica, prezzemolo, peperoni, arance, mandarini e limoni, kiwi, mango. La vitamina E si trova in: nocciole, mandorle, germe di grano, olio extra vergine d’oliva, pinoli, salvia e rosmarino.

ALIMENTI SPECIFICI INDICATI PER CONTRASTARE L’INFIAMMAZIONE:

ANANAS: è nota l’azione antinfiammatoria della bromelina dell’ananas.

CAVOLO CAPPUCCIO: vegetale individuato da tempo come antinfiammatorio e antitumorale. Oggi è stato dimostrato dalla ricerca clinica che i composti isotiocianati contenuti in questi vegetali hanno proprietà antitumorali: il meccanismo d’azione pare essere legato alla capacità di rimuovere scorie tossiche presenti all’interno dell’organismo e potenzialmente cancerogene. Inoltre è ricco di selenio.

CAVOLFIORE: replica molte proprietà del cavolo cappuccio, a cui si aggiunge l’ azione sedativa del bromo sul sistema nervoso centrale, efficace anche su varie sintomatologie dolorose.

CETRIOLO: il suo contenuto in azulene ha un’azione antinfiammatoria e decongestionante.

FRAGOLE: contengono, tra l’altro, acetil-salicilico che agisce sull’infiammazione e sul dolore. Ma che siano fragole biologiche, perché altrimenti sono contaminate da anticrittogamici. È possibile rimuovere queste sostanze facendo sostare le fragole nel vino rosso (senza solfiti).

LAMPONI: la presenza di acido salicilico, di polifenoli e di oli essenziali li rendono molto indicati negli stati infiammatori di origine diversa.

LIMONE: le numerose sostanze benefiche contenute nella polpa e nella buccia del limone biologico lo rendono un alimento insostituibile. Utile il succo di limone bevuto al mattino in acqua tiepida.

PREZZEMOLO: la sua ricchezza in vitamina C e la presenza di ferro molto disponibile lo rende utile per la sua azione antiossidante e per favorire l’assorbimento del ferro e degli altri sali minerali, soprattutto il calcio. Aggiungerlo sempre crudo a fine cottura alle carni, ai pesci e alle verdure.

UVA: la ricchezza in zuccheri e sali minerali, la sua attività antibatterica e antitumorale, la ricchezza in vitamine e in tannini, rendono l’uva un frutto preziosissimo. Va considerato comunque l’alto indice glicemico dell’uva.

Dott.ssa Gisella Giovanetti, dietista